Dalla Sicilia a tutta Italia, sta crescendo una rete di volontari e operatori del Terzo settore che hanno scelto di mettere il digitale al servizio dell’impatto sociale. Sono i protagonisti di #VolontariDigitali, il percorso formativo gratuito promosso dal CeSVoP (Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo) che punta a formare una nuova generazione di innovatori del non profit, capaci di guidare la trasformazione digitale nelle proprie organizzazioni e nei territori.
Nato per aiutare associazioni e volontari a sviluppare competenze digitali, strategie di comunicazione e familiarità con i nuovi strumenti online, il progetto ha l’obiettivo di ridurre il digital divide che ancora caratterizza parte del Terzo settore. L’idea è semplice ma ambiziosa: creare figure in grado di diffondere e radicare una vera cultura dell’innovazione all’interno degli enti e delle comunità di riferimento.
L’offerta formativa si basa sul Quadro delle Competenze Digitali per i Cittadini e si articola in cinque aree chiave: alfabetizzazione su dati e informazioni, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza informatica e problem solving.
Il percorso prevede incontri mensili live su Zoom, affiancati da una piattaforma online che raccoglie registrazioni, pillole formative, esercitazioni, tutorial e moduli personalizzabili, sia di base sia avanzati. Tra i temi affrontati ci sono la comunicazione e il marketing sociale, la grafica con Canva, il digital storytelling, la gestione dei social network, la realizzazione di siti web, la sicurezza informatica, gli adempimenti digitali legati al Runts e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa nel non profit.
Oggi #VolontariDigitali coinvolge oltre 400 partecipanti in tutta Italia e rappresenta una delle esperienze più interessanti di formazione e accompagnamento all’innovazione nel Terzo settore. Ne abbiamo parlato con Danilo Conigliaro, responsabile del progetto.
#VolontariDigitali nasce per contrastare il digital divide nel Terzo settore. Qual è stata l’intuizione che vi ha portato a puntare sulla figura del “volontario digitale” come agente di cambiamento all’interno delle organizzazioni?
L’intuizione è stata duplice. Da un lato, le sfide tecnologiche che la pandemia ha lanciato alle piccole e medie realtà non profit alle prese con il digital divide, dall’altro l’idea che si potesse promuovere una nuova forma di volontariato dove le proprie competenze digitali si mettono a servizio delle associazioni (gestire i social, configurare gli strumenti, aggiornare o realizzare il sito web, inviare una newsletter…). La scelta decisiva è stata quella di mettersi nei panni di questo specifico target di volontari iniziando a parlare di tecnologie e trasformazione digitale partendo da dubbi e problemi concreti che qualsiasi ente del Terzo settore vive nella quotidianità: “Come faccio a comunicare meglio le cose che faccio? Quanto mi costa un sito web? Ma con tutto quello che c’è da fare perchè devo aggiornare i canali social? Su queste cose non mi aiuta nessuno! Ci vogliono troppi soldi, non ho tempo!”. Abbiamo provato a rispondere a queste domande attraverso un’offerta formativa dedicata: un appuntamento al mese (grazie alle registrazioni fruibile anche on demand) per costruire una cultura digitale nelle piccole e medie realtà non profit. Incontri che vogliono essere più pratici che teorici, in grado di offrire soluzioni semplici e costo zero, per cambiare il pensiero comune dei volontari che associano al digitale e alla tecnologia processi difficili da integrare nelle piccole organizzazioni. Un’offerta formativa che vuole attivare nuovi processi culturali, valorizzando volontari e corsisti attraverso una community, un gruppo privato facebook in cui si aiutano tra loro, fanno domande, chiedono supporto e una newsletter mensile che li aggiorna e li orienta nei percorsi formativi fruibili gratuitamente e senza nessun tipo di registrazione su volontaridigitali.altervista.org
Il progetto affronta temi che spaziano dalla comunicazione digitale all’intelligenza artificiale, fino alla sicurezza informatica e alla gestione degli adempimenti online. In che modo questa offerta formativa aiuta gli enti a innovare concretamente il proprio modo di lavorare?
Quella di #VolontariDigitali è un’offerta formativa che più che “spiegare” uno strumento digitale o un concetto legato alla tecnologia, vuole rispondere ai bisogni reali dell’associazione con passi concreti e immediati. In ogni incontro proviamo sempre a dare spunti e proposte operative per risolvere i blocchi e le criticità tipiche dei volontari alle prese con il digital divide: condividere un link modificabile libera un volontario dal ruolo di “imbuto” per le modifiche a una locandina, conoscere le offerte e le agevolazioni che le big tech riservano al non profit, permette anche alle piccole organizzazioni di avere un accesso più semplice alla tecnologia laddove fino a ieri si pensava servissero grossi investimenti economici, scoprire tools e strumenti gratuiti che convertono file, ottimizzano e aggregano i dati, agevolano la migrazione dal locale al cloud sblocca interi processi di lavoro associativi.
Oggi la community di #VolontariDigitali coinvolge centinaia di persone in tutta Italia. Quali sono i risultati o le trasformazioni più significative che avete osservato nelle associazioni che hanno partecipato al percorso?
Nato nel 2021, il percorso #VolontariDigitali conta oggi 400 “innovatori del Terzo Settore” in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli-Venezia Giulia. La formazione si sviluppa tra appuntamenti live e un portale dedicato (volontaridigitali.altervista.
Uno degli aspetti più innovativi del progetto è l’attenzione all’AI Literacy e all’utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale nel non profit. Quali opportunità vede per gli enti del Terzo settore e quali competenze ritiene indispensabili sviluppare nei prossimi anni?
Su #VolontariDigitali siamo stati tra i primi, nel 2024, a parlare di “Intelligenza Artificiale amica del non profit”, quando nel Terzo settore prevaleva ancora una forte diffidenza verso questa dirompente innovazione. Abbiamo condiviso strumenti semplici e gratuiti in grado di ottimizzare la produttività (trascrivere riunioni, sintetizzare documenti, redigere verbali) con l’obiettivo di restituire ai volontari tempo da dedicare alla missione associativa. Oggi che l’AI è entrata nell’uso comune, le opportunità sono enormi, ma occorre un ulteriore cambiamento culturale. L’uso frammentato di strumenti diversi e account personali espone le associazioni al rischio di violare il Gdpr e la tutela dei dati sensibili, rompendo quel patto di fiducia che ci lega a utenti, donatori e soci. Al contrario, definire linee guida chiare ed esplicitare quando e come usiamo l’AI diventa un’occasione straordinaria per rafforzare i nostri valori fondanti: la trasparenza e la prossimità. Di fatto è ciò che con l’AI Literacy ci chiede l’articolo 4 dell’AI Act. A tal proposito, è per me fondamentale lanciare un messaggio di chiarezza sulla formazione: in questo periodo proliferano offerte a pagamento che fanno leva sulla paura dei controlli. Non dobbiamo necessariamente vederle come truffe, ma nei nostri contesti piccoli, dove le risorse economiche sono poche, è bene sapere che il Regolamento europeo non richiede costose certificazioni, bensì la semplice dimostrazione (tramite registri o attestati) che l’ente ha formato i propri volontari all’uso consapevole dei modelli di Intelligenza artificiale. È proprio per questo che la nostra piattaforma volontaridigitali.altervista.org, con i suoi appuntamenti live e un catalogo gratuito di corsi e webinar on-demand, si propone come il punto di riferimento per accompagnare le associazioni nell’adeguamento all’AI Act, senza costi e a misura di non profit.
Formazione digitale e strumenti gestionali sono due tasselli fondamentali della trasformazione digitale degli enti. In che modo piattaforme come VERIF!CO possono aiutare le organizzazioni a tradurre le competenze acquisite con #VolontariDigitali in processi più efficienti, trasparenti e sostenibili nel tempo?
VERIF!CO è il classico esempio di uno strumento digitale che risponde a domande, perplessità, bisogni del volontariato: “Come gestisco i dati dei miei soci in sicurezza? Come posso monitorare il pagamento delle quote associative? Come posso suddividere i contatti in base a ruoli, competenze, sedi o gruppi di lavoro specifici? Che significa rendicontare il bilancio del 5×1000….e le donazioni liberali?”. Spesso questo tipo di gestionali, vengono venduti alle organizzazioni ma sono sovradimensionati rispetto le loro esigenze e soprattutto non generano gli output giusti. VERIF!CO è uno strumento che risponde al 100% a esigenze e scadenze nel Terzo settore e ha dei piani differenziati in base alla grandezza delle organizzazioni. Su #Volontaridigitali orientiamo sempre i corsisti a sperimentare questo strumento, molti di loro, partendo dalla versione Freemium, lo hanno integrato stabilmente, beneficiando anche dello sconto che ogni CSV riserva proprio agli enti del Terzo settore.

