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Digitale nel Terzo settore: la polarizzazione “silenziosa” tra gli enti

Dal digitale operativo a quello strategico: le sfide ancora aperte per gli enti del Terzo settore alla luce degli ultimi dati Istat

Nel 2024 il digitale è ormai una componente diffusa nel Terzo settore, ma non ancora pienamente strutturata. Secondo l’ultimo focus di Istat, su 368.364 istituzioni non profit attive in Italia, circa 256.099 utilizzano almeno una tecnologia digitale, pari al 69,5% del totale. Un dato che segnala un livello di adozione significativo, ma che lascia ancora scoperto circa un terzo del comparto.

Per la nostra rubrica “VeryDigital. Visioni di un futuro solidale” abbiamo provato a mettere in fila questi ultimi dati per riflettere insieme.

Una connettività diffusa ma fragile

Dietro all’apparente diffusione del digitale emergono criticità rilevanti, soprattutto sul piano infrastrutturale. Le modalità di connessione rivelano infatti un sistema ancora instabile: • il 35,8% degli enti dispone solo di connessione fissa in banda larga • il 33,5% utilizza esclusivamente connessioni mobili • appena il 12% integra connessione fissa e mobile

In particolare, il dato più significativo è che quasi la metà delle organizzazioni connesse si affida solo a reti mobili. Questa scelta non è soltanto tecnica, ma riflette una condizione organizzativa: molte associazioni operano senza una sede stabile dotata di infrastrutture digitali dedicate.

La connessione esclusivamente mobile diventa così un indicatore di quella che si può definire una “volatilità organizzativa”: attività gestite tramite smartphone personali, continuità operativa affidata ai singoli volontari, difficoltà a costruire sistemi condivisi. Questa leggerezza infrastrutturale limita l’adozione di strumenti evoluti – come database centralizzati, piattaforme gestionali integrate o sistemi di protezione dei dati – che richiedono connessioni stabili e ambienti organizzativi più strutturati.

Un digitale soprattutto “di base”

Tra gli enti che utilizzano tecnologie digitali, prevalgono strumenti legati alla comunicazione e alla gestione ordinaria, in particolare le applicazioni mobili (185.625 enti), le piattaforme digitali (158.168 enti) e il cloud computing (46.570 enti).

Molto più contenuta è la diffusione di tecnologie avanzate, come Internet of Things, big data e altre tecnologie (robotica, blockchain, stampa 3D).

Il quadro che emerge è quello di un digitale utilizzato soprattutto in modo funzionale e operativo, più che strategico. Le tecnologie più sofisticate, capaci di generare innovazione nei servizi, restano marginali. In questo scenario, strumenti come VERIF!CO rappresentano un esempio concreto di come il digitale possa evolvere da supporto operativo a leva di sviluppo organizzativo: una piattaforma gestionale pensata specificamente per gli enti del Terzo settore, che consente di integrare amministrazione, rendicontazione e gestione delle attività in modo strutturato.

Differenze tra le forme organizzative

Le associazioni rappresentano la componente dominante del sistema non profit anche sul piano digitale: su 314.172 enti, 217.136 utilizzano tecnologie. Tuttavia, proprio per la loro eterogeneità, mostrano livelli di adozione molto variabili.

Al contrario, le fondazioni risultano proporzionalmente più digitalizzate, mentre le cooperative sociali si collocano in una posizione intermedia. Questo suggerisce che la maggiore strutturazione organizzativa e la disponibilità di risorse incidono significativamente sulla capacità di integrare il digitale nei processi.

I settori più (e meno) digitalizzati

I numeri più alti di adozione si registrano nei settori più diffusi: • sport (75.402 enti digitalizzati) • cultura e arte (40.225) • attività ricreative e di socializzazione (39.981) • assistenza sociale (26.869)

Tuttavia, ambiti come istruzione, sanità e ambiente, pur con un numero inferiore di enti, mostrano spesso un uso più evoluto delle tecnologie, in particolare per quanto riguarda il cloud e la gestione dei dati.

Questo evidenzia come non conti solo la diffusione del digitale, ma anche la qualità del suo utilizzo.

Il 30% degli enti resta escluso

Un elemento di forte attenzione riguarda i circa 111.104 enti che non utilizzano tecnologie digitali (circa il 30% del totale). Le motivazioni principali non sono solo economiche, ma soprattutto culturali e strategiche: • l’81.123 ritiene il digitale non rilevante per la propria attività • 17.604 segnalano mancanza di risorse finanziarie • 13.291 evidenziano carenza di competenze ICT • altri indicano scarsa cultura digitale e mancanza di formazione

Il dato più significativo è proprio il primo: per molti enti il digitale non è ancora percepito come un fattore abilitante, ma come qualcosa di accessorio.

Una polarizzazione che amplia le disuguaglianze

Nel complesso, emerge una dinamica di crescente differenziazione interna al Terzo settore. A partire da un livello minimo di accesso alla rete, si stanno delineando due traiettorie: • da un lato, enti che integrano il digitale nei processi, sviluppano servizi innovativi e rafforzano la propria capacità organizzativa • dall’altro, realtà che restano ancorate a usi minimi (email, comunicazione) o ne sono del tutto escluse

Questa dinamica produce una polarizzazione silenziosa, che rischia di ampliare nel tempo le disuguaglianze tra organizzazioni, incidendo sulla loro sostenibilità, capacità di innovazione e impatto sociale.

In questo contesto, il tema non è solo l’adozione di strumenti, ma la costruzione di una vera cultura digitale strategica. Come sottolinea Lorenzo Lolini, CEO di VERIF!CO:

«La trasformazione digitale non è più una scelta, ma una condizione di sopravvivenza per gli enti del Terzo settore. Senza un approccio strategico al digitale, le organizzazioni rischiano di perdere efficacia, trasparenza e capacità di generare impatto. Per questo è fondamentale rendere disponibili strumenti accessibili e sostenibili: la versione Freemium di VERIF!CO nasce proprio per permettere anche ai piccoli enti di iniziare un percorso di strutturazione digitale, senza barriere economiche, e accompagnarli nella crescita».

L’accesso a soluzioni scalabili e inclusive diventa quindi uno degli elementi chiave per ridurre il divario e sostenere un’evoluzione più equilibrata dell’intero sistema.